Alopecia Androgenetica: una patologia da conoscere.
La genetica e gli ormoni hanno un ruolo importante nella caduta dei capelli, soprattutto di quelli dell’uomo, determinando quella che viene definita “alopecia androgenetica”, comunemente nota anche come calvizie.
L’alopecia androgenetica è la forma più comune di caduta dei capelli negli uomini. Si tratta di una condizione cronica e progressiva che comporta il diradamento e l’assottigliamento dei capelli in specifiche aree del cuoio capelluto, in particolare a livello delle tempie e della sommità della testa. Il termine “androgenetica” indica l’interazione tra fattori ormonali (androgeni) e predisposizione genetica.
Per identificare correttamente la presenza e il grado dell’alopecia androgenetica, è essenziale una valutazione tricologica specialistica. Durante la visita, oltre all’anamnesi, si può ricorrere alla tricoscopia, un esame non invasivo che permette di analizzare il capello e il cuoio capelluto ad alti ingrandimenti, utile per formulare una diagnosi accurata.
Il trattamento più diffuso per rallentare la progressione della calvizie è l’utilizzo della finasteride a basso dosaggio. Questo farmaco agisce inibendo l’attività dell’enzima 5-alfa reduttasi, riducendo così la produzione di DHT. È importante sapere che si tratta di una terapia preventiva: non è in grado di far ricrescere i capelli già caduti, ma può aiutare a preservare quelli ancora presenti.
Alopecia Androgenetica: quali soggetti colpisce prevalentemente?
Nella maggior parte dei casi, la perdita dei capelli negli uomini comincia tra i 20 e i 40 anni mentre per le donne coincide con la menopausa, quindi dopo i 50 anni quando si verifica una diminuzione di ormoni femminili e un aumento di quelli maschili.
Alla base del processo vi è l’azione del testosterone, che, a livello del bulbo pilifero, viene trasformato in diidrotestosterone (DHT) dall’enzima 5-alfa reduttasi. Il DHT ha un effetto negativo sui follicoli sensibili, accelerando il ciclo vitale del capello e causando una caduta precoce, prima che il fusto possa crescere pienamente. Questo processo porta alla cosiddetta “miniaturizzazione” del capello: i capelli diventano progressivamente più sottili, corti e fragili, fino a scomparire. La predisposizione genetica gioca un ruolo fondamentale: il gene coinvolto si trova sul cromosoma X e può essere ereditato per via materna, in particolare dal ramo del nonno materno.
La dicitura androgenetica che riporta le due parole di “uomo” e “genetica” indica, infatti, il legame:
- all’ormone maschile, ovvero il testosterone, che a causa di un enzima si trasforma nel bulbo pilifero, divenendo la causa dell’atrofizzazione e quindi della caduta del capello
- alla genetica perché questa caduta dei capelli è legata ad una predisposizione genetica e, nello specifico, ad un gene presente nel cromosoma X, che viene ereditato dalla madre, per cui si esprime nella capigliatura del ramo materno
Come curare l’alopecia androgenetica.
Per identificare correttamente la presenza e il grado dell’alopecia androgenetica, è essenziale una valutazione tricologica specialistica. Durante la visita, oltre all’anamnesi, si può ricorrere alla tricoscopia, un esame non invasivo che permette di analizzare il capello e il cuoio capelluto ad alti ingrandimenti, utile per formulare una diagnosi accurata.
Il trattamento più diffuso per rallentare la progressione della calvizie è l’utilizzo della finasteride a basso dosaggio. Questo farmaco agisce inibendo l’attività dell’enzima 5-alfa reduttasi, riducendo così la produzione di DHT. È importante sapere che si tratta di una terapia preventiva: non è in grado di far ricrescere i capelli già caduti, ma può aiutare a preservare quelli ancora presenti.
Prevenire la calvizie con il test genetico per l’alopecia androgenetica.
Il test genetico per l’alopecia androgenetica permette di individuare precocemente, anche prima dell’effettiva caduta dei capelli, una predisposizione in questo senso.
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